Un'analisi critica dell'educazione tradizionale e una proposta di un approccio pedagogico dialogico e liberatorio, volto a sviluppare la coscienza critica degli studenti e a promuovere la loro emancipazione. L'opera affronta temi di oppressione, libertà e giustizia sociale, con riflessioni rilevanti per educatori, studenti e chiunque sia interessato a un'educazione trasformativa.
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Paulo Freire, nel suo capolavoro Pedagogia degli Oppressi, ci guida in un viaggio profondo e stimolante nel cuore dell'educazione, mettendo in discussione i paradigmi tradizionali e aprendo nuove prospettive per un'educazione liberatrice.
Freire critica aspramente l'educazione bancaria, un sistema in cui gli studenti sono considerati recipienti passivi che devono semplicemente assorbire le informazioni impartite dall'insegnante. Questo approccio, secondo Freire, perpetua l'oppressione e impedisce la vera crescita intellettuale e personale.
Al contrario, Freire propone un'educazione dialogica, basata sulla partecipazione attiva degli studenti e sulla costruzione collettiva della conoscenza. L'obiettivo è quello di sviluppare la coscienza critica degli studenti, aiutandoli a comprendere le dinamiche di potere che li circondano e a lottare per la propria emancipazione.
Pedagogia degli Oppressi non è solo un trattato pedagogico, ma anche un potente manifesto politico. Freire sostiene che l'educazione è uno strumento fondamentale per la liberazione degli oppressi, permettendo loro di prendere coscienza della propria situazione e di lottare per un mondo più giusto ed equo. L'opera è ambientata in un contesto socio-politico di lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze, riflettendo le esperienze dirette dell'autore in Brasile.
Sebbene non ci siano personaggi nel senso tradizionale del termine, l'opera presenta due figure principali: l'oppressore e l'oppresso. Queste non sono semplici categorie sociali, ma rappresentano due modi di essere nel mondo, due modi di relazionarsi con la conoscenza e con gli altri. L'oppressore è colui che detiene il potere e lo usa per mantenere lo status quo, mentre l'oppresso è colui che è sottoposto a questo potere e che lotta per la propria liberazione.
Non si può parlare di trama in senso narrativo, ma piuttosto di un percorso argomentativo che si sviluppa attraverso riflessioni, analisi e proposte concrete per un'educazione trasformativa. Il libro è strutturato in capitoli che affrontano diversi aspetti della pedagogia di Freire, dalla critica all'educazione tradizionale alla proposta di un'educazione dialogica e liberatrice.
Scritto nel 1968, in un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici in America Latina, Pedagogia degli Oppressi riflette il contesto storico in cui è nato. L'opera è profondamente radicata nella realtà brasiliana, ma le sue riflessioni hanno una portata universale, trovando eco in diverse culture e contesti sociali.
| Autore | Paulo Freire |
|---|---|
| Titolo | Pedagogia degli Oppressi |
| Editore | Vari (Mondadori, EGA, Gruppo Abele, ecc.) |
| Anno di pubblicazione originale | 1968 |
| Lingua originale | Portoghese |
| Genere | Pedagogia, Scienze sociali, Filosofia |
| Formato | Copertina flessibile, brossura |
| Pagine (variabile a seconda dell'edizione) | circa 200-250 |
| ISBN (variabile a seconda dell'edizione) | 9788834348376, 8834348370, altri |